CODICE DEONTOLOGICO DIPENDENTI CAPITOLINI: IL REGALO PIU’ GRANDE …

La settimana appena trascorsa ha presentato una polemica sul codice di comportamento dei dipendenti capitolini adottato dalla giunta Raggi con la delibera n. 141 del 30 dicembre 2016. Un regolamento che ha sostituito quello precedentemente adottato nel 2013 e che attua la più generale disciplina del D.P.R. n. 62/2013 per tutti i dipendenti pubblici.

Le agenzie hanno evidenziato alcuni elementi considerati innovativi: l’anonimato per i dipendenti che denunciano eventuali illeciti, la responsabilità dei dirigenti nel vigilare sulle misure anticorruzione e la previsione di un limite di 100 euro per i regali ricevuti dai dipendenti.

A ben vedere, non siamo dinanzi ad alcuna novità. Sì, è vero che il codice generale prevede un limite di 150 euro anziché 100, ma non credo che 50 euro di differenza siano significativi per costruire la cultura dell’integrità in un’amministrazione in cui 28 mila dipendenti hanno ormai perso l’armatura per combattere la corruzione, parola che non indica solo il reato degli artt. 318 e 319 del codice penale, ma soprattutto lo sviamento del corretto esercizio del potere pubblico.

Dopo anni trascorsi in giro per il Paese per raccontare le misure previste dai Piani Nazionali Anticorruzione varati dall’ANAC di Raffaele Cantone, mi sono sempre più convinto che questa armatura ha natura immateriale. Non è una procedura per segnalare gli illeciti, né la rotazione di migliaia di persone (oneste o disoneste).

La corruzione si combatte ricostruendo il senso di appartenenza del dipendente all’amministrazione. Se infatti le statistiche indicano come reato più diffuso il peculato (cioè l’appropriarsi di beni dell’ente), ciò si verifica perché il dipendente non sente più di appartenere ad una istituzione, ma è quest’ultima che gli appartiene e così ne dispone come crede.

La crisi del senso di appartenenza ha radici lontane e non riguarda solo la pubblica amministrazione. A mio avviso, un colpo determinante l’ha inflitta l’abrogazione dell’istituto del giuramento dei dipendenti pubblici. Il rituale è stato infatti eliminato dall’art. 3 del DPR 19 aprile 2001, n. 253, in seguito alla cosiddetta «privatizzazione del pubblico impiego» lasciandolo valido solo per i dipendenti “non contrattualizzati” (quelli elencati nel comma 4 dell’art. 2 del d. Lgs. 29/93, ossia magistrati, militari, poliziotti, diplomatici, ecc.). Il tentativo di reintroduzione nella scorsa legislatura non si è completato. Tale abrogazione è un fatto simbolico, ma a distanza di 16 anni penso che rientri tra i fattori che hanno inciso sul senso di appartenenza, indissolubilmente legato al principio di fedeltà. D’altronde i simboli sono importanti: per tale ragione Virginia Raggi ha giurato ed usa la fascia tricolore del Sindaco.

In conclusione la riduzione dei regali (ma chi fa più regali d’uso in tempi di crisi?) a 100 euro, rispetto allo standard,  non credo sia determinante per superare la crisi etica in Campidoglio.

Il vero regalo lo vedremo entro il 31 gennaio, quando la Giunta sarà chiamata ad approvare il nuovo Piano Triennale per la Prevenzione della Corruzione e la Trasparenza. Se ci saranno misure concrete, oltre quelle obbligatorie previste da Cantone, è finalizzate a ricostruire il legame tra dipendenti e istituzione, allora Virginia Raggi potrà vantarsi davvero di aver reso concreto il suo motto: legalità e trasparenza.

Per il resto, come nota di colore, si deve ricordare che il nuovo Codice è stato approvato con il parere degli uffici tra cui il Direttore delle Risorse Umane e, solo a causa del suo arresto, non presenta la firma di Raffaele Marra. C’è molto da lavorare …

 

Un pensiero su “CODICE DEONTOLOGICO DIPENDENTI CAPITOLINI: IL REGALO PIU’ GRANDE …

  1. Rocco Finizola

    L’integrità è un bene prezioso. Oggi i pochi chiedono aiuto perché questo elemento fondamentale non venga trascurato. Non è facile far comprendere a chi “per mestiere” adotta spudoratamente le modalità di comportamento non certamente in linea per la difesa del bene comune. Grazie.

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