AMOROMA? PENSIAMOCI DAVVERO …

Da bambino, dopo essermi trasferito nella Capitale, ho imparato a giocare con i palindromi ed a scrivere la parola “amoRoma”. In realtà ho iniziato ad amarla molto più tardi, quando da giovane universitario provavo a migliorare un pò la vivibilità del mio quartiere. Ho infine capito che è amore-odio solo da adulto, dopo aver iniziato a frequentare la politica e l’amministrazione, sempre cercando di essere propositivo su piccole e grandi questioni che riguardavano la città. Anche oggi torno dal Dipartimento all’Urbanistica con questo sentimento …

In questi giorni, prossimi al San Valentino dove non mancheranno battute del tipo “una polizza è per sempre!“, vorrei invitare a riflettere su quanto amore si prova davvero per la città. Non mi riferisco a quell’amore possessivo che porta a trasformare il soggetto destinatario del sentimento in un oggetto da conquistare. Roma è viva perché è fatta di milioni di romani. Quindi non può essere un oggetto da usare a propria piacimento. Roma è viva perché fatta da centinaia di migliaia di famiglie che combattono ogni giorno con inefficienze e disservizi. Roma è viva ma agonizzante perché ha un bilancio divenuto insostenibile ed ha perso la speranza in un futuro migliore. Dalle Olimpiadi a Tor di Valle, ogni iniziativa rischia di essere strumentale ad interessi privati perché ormai tutti, romani compresi, hanno perso il senso di appartenenza ad una comunità.

In una comunità si discute, si litiga, si piange, ma poi si cerca di andare avanti sapendo che da soli non si raggiunge nessun obiettivo. Di questa comunità fanno parte anche politici e giornalisti che ormai appaiono impegnati in una lotta senza esclusione di colpi in cui la magistratura, come al principio degli anni ’90, diventa l’ago della bilancia.

In questo contesto sarebbe bene allora fare un pò di silenzio, abbassare i toni e guardarsi negli occhi domandandosi: “amoRoma?” … e amare significa servire.

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