MARCIA PER LA VITA. TROPPI COMPROMESSI.

Nella vita è necessario dire la verità, se possibile con carità. In questi anni ho partecipato a diverse iniziative a sostegno della vita, perché da aspirante cristiano credo che sia il bene più prezioso di cui disponiamo. Ne ho avuto la prova pochi giorni fa quando sono stato colto da un malore, poche ore dopo aver pubblicato un articolo in cui annunciavo che “ci peseranno e ci faranno a fette” per il tentativo di fare qualcosa di nuovo in politica. Poco male, i medici sono più ottimisti del malato ed eccomi qui a scrivere sul mio blog un commento un pò polemico, perché oggi  – pur aderendo all’iniziativa – non sarò alla marcia di larga parte del mondo cattolico.

Una marcia dell’ipocrisia. L’ipocrisia di chi si ritiene inclusivo ed accogliente e poi immagina che l’unico progetto a sostegno della vita sia il proprio. Inutile raccontare la diatriba tra i centri di aiuto alla vita del Movimento per la vita romano dell’on. Olimpia Tarzia (affidato alle cure, salvo errore, del marito) da quello nazionale presieduto dall’on. Gian Luigi Gigli. L’ipocrisia di chi scende in piazza con un sorriso che nasconde il dente avvelenato nei confronti di chi ha fatto scelte diverse dalle proprie. Mi riferisco agli “amici” saliti sul palco del Family Day 2017 (da Adinolfi a  Pillon, da Amato a Gandolfini) che hanno dissipato un patrimonio di partecipazione popolare realizzato soprattutto grazie al contributo dei movimenti post conciliari. Un evento senza precedenti negli ultimi dieci anni vanificato perché troppo presi a misurarsi nel proprio desiderio di leaderismo e nell’incapacità di fare un passo indietro per farne tutti uno in avanti. Il fallimento del politico è nel ritenersi indispensabile. Una marcia dell’ipocrisia in cui larga parte della Chiesa, si dimentica che la vita si tutela sì dal concepimento fino alla morte naturale, ma è proprio durante questa esistenza che si consumano i drammi della disoccupazione, della depressione, della ludopatia, del disagio giovanile, dell’assenza di politiche abitative.

Oggi sarò alle 15 alla mia marcia per la vita. Quella silenziosa. Quella che che sto coltivando insieme a pochi amici che davvero credono ad un cristianesimo a servizio del mondo, senza sbandierare i propri valori non negoziabili come se fossero l’unica verità assoluta, facendone una guerra di religione.

Quest’anno Papa Bergoglio ha fatto giungere in anticipo il messaggio di sostegno all’iniziativa, in passato poco sponsorizzata dalle gerarchie ecclesiastiche. Questo Papa “comunista” non piace tanto al popolo della vita. E sì perché il mondo cattolico è ancora diviso in difensori dell’etica antropologica, da un lato,  e della giustizia sociale, dall’altro. Altro che compromesso …

Chiudendo il suo bel volumetto “fallimentare” (si fa per dire) sulla riscossa del Popolo Argentino nel bicentenario in giustizia e solidarietà (Noi come cittadini, noi come popolo), l’allora Cardinale Bergoglio ricordava che

“Governare è un’arte …. che si può imparare. E’ anche una scienza … che si può studiare. E’ un lavoro … che esige dedizione, sforzo e tenacia. Ma è anzitutto un mistero … che non sempre può essere spiegato con la razionalità logica. Il governo centrato sul servizio è la risposta all’incertezza di un paese danneggiato dai privilegi, da coloro che usano il potere a proprio profitto, da quelli che chiedono sacrifici incalcolabili mentre sfuggono alle responsabilità sociali e accumulano e riciclano le ricchezze prodotte dallo sforzo di tutti. Il governo autentico, e la fonte della sua autorità, è un’esperienza fortemente esistenziale. Ogni governante, per essere un vero dirigente, deve essere innanzitutto un testimone. Parliamo dell’esemplarità della vita personale e della testimonianza della coerenza di vita. E’ la rappresentatività, l’attitudine a sapere progressivamente interpretare il popolo, semplicemente, la capacità di assumere la sfida di rappresentarlo, di esprimerne le attese, le sofferenze, la vitalità, l’identità”.

Dedico queste parole ai manifestanti di oggi, ai tanti volontari che credono fortemente nel loro servizio per il prossimo e che, con passione e dedizione, dedicano la vita per la vita. Ai loro governanti va invece il monito di Papa Francesco.

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