CAPACI, CAPACI DI TUTTO TRANNE DI CAMBIARE.

Questa mattina avrei voluto soltanto riportare la mia memoria indietro di 25 anni quando, attraversando un tronco stradale nella Sicilia orientale , con i compagni delle scuole, arrivò via radio la notizia dell’esplosione di Capaci e della morte di Giovanni Falcone.

Neppure tornato a Roma e gustando una parmigiana di melanzane, premio per il rientro in casa da parte della mia mamma, riuscii a comprendere cosa fosse avvenuto a Capaci. L’unica cosa che mi è rimasta impressa nel cuore e nella mente sono le parole straziate dal dolore di Rosaria Costa, vedova dell’agente Vito Schifani. “Sappiate che anche per voi c’è possibilità di perdono. Io vi perdono però vi dovete mettere in ginocchio, se avete il coraggio di cambiare … ma loro non cambiano“.

Neppure oggi penso di aver ben compreso quel tragico evento che, per molti, ha segnato la storia politica e giudiziaria del nostro paese. Non credo che Rosaria Schifani, distrutta nei suoi progetti più cari, avesse in mente le parole di Giovanni Falcone: 

Che le cose siano così, non vuol dire che debbano andare così. Solo che quando si tratta di rimboccarsi le maniche ed incominciare a cambiare, vi è un prezzo da pagare. Ed è allora che la stragrande maggioranza preferisce lamentarsi piuttosto che fare.

Per cambiare c’è un prezzo da pagare. Quanto meno mettersi in ginocchio ed ammettere di aver sbagliato.

In questo anniversario ci troviamo tutti a commentare il tragico evento del Manchester Arena, dove migliaia di ragazzini sono stati bersaglio della cattiveria della mafia del XXI secolo. La strategia del terrore può farsi uccidendo il familiare di una cosca, un uomo di stato oppure generando tensione sociale. E’ sempre e soltanto la stessa strategia del 1992-1993, dove le uccisioni di Falcone e Borsellino furono accompagnate dagli attentati di Firenze, Roma e Milano.

Mia figlia Eleonora proprio ieri mi chiesto di scaricare sul suo cellulare le canzoni di Ariana Grande, pop star di una generazione di teenager che, come noi 25 anni fa, vivevano inconsapevolmente un epoca di passaggio.  Manchester è in Europa, quella geografica, quella che nulla a che vedere con il libro bianco firmato da Jean Claude Junker il 1 marzo scorso (Commissione europea COM(2017)2025 del 1° marzo 2017). Un libro che merita di essere letto per capire in quale direzione stiamo andando.

Siamo in un momento di cambiamento dell’ordine mondiale. I carnefici sono sempre gli stessi. Mi fermo qui. 

 

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