UN COMITATO EXTRAPARLAMENTARE?

Alcune settimane fa ho partecipato ad un incontro invitato da alcuni amici che molto si sono spesi per il no al referendum costituzionale del 4 dicembre. Con il mio solito ardire sono intervenuto al tavolo dei relatori, presieduto da Domenico Gallo, già senatore in Rifondazione Comunista nella XII Legislatura ,ed ho chiesto scusa per non esser stato così attivo nella campagna referendaria che si è svolta dall’estate del 2016. Le ragioni a molti sono note: la famiglia è venuta prima di qualsiasi altra battaglia politica.

Eppure, guardando negli occhi questa classe dirigente di una sinistra oramai scomparsa (da Cesare Salvi a Vincenzo Vita), ho sentito il dovere di scusarmi perché il referendum è stata una grande prova di maturità della nostra democrazia che ha retto alla post-modernità ed alla post-verità del renzusconismo.

In realtà, quella goccia di superbia che porto sempre, mi ha fatto esprimere una precisazione. – Chiedo scusa ma ricordo che il 7 ottobre 2015, anticipando il voto finale sulla riforma, mi ero reso promotore isolato di una manifestazione pacifica davanti Palazzo Madama dal titolo ironico “Un fiore per dire addio al Senato” per sensibilizzare prima che avvenisse l’approvazione di quella sciagurata riforma –. Manifestazione che ha avuto l’effetto di conoscere il mondo dei funzionari della digos che presidiano palazzo Madama: persone straordinarie e normali, come noi.

E quindi – ritornando al discorso sulle scuse – nessun politico tra i mille che siedono in Parlamento può appropriarsi del No al referendum perché avrebbe dovuto mobilitare il popolo per evitare che quella riforma venisse fatta. Il No al Referendum, oggi appetibile a parte della sinistra, non può esser ceduto per un piatto di lenticchie e qualche collegio ai soliti politicanti (fossero di destra, sarebbe lo stesso) che comodamente attendono il cadavere passare sotto il ponte. E vivere di rendita, sulla pelle dei cittadini che, invece in migliaia, si sono attivati per ottenere lo storico risultato del 4 dicembre 2016.

Oggi viviamo una situazione analoga alla riforma costituzionale. La legge elettorale rischia di essere rapidamente approvata e le ragioni di un voto anticipato al 2017 sono già scrittenel DEF e nella legge istitutiva del Fiscal Compact. La manovra 2018 e la ratifica del trattato sull’austerity non possono avvenire dopo il voto, sarebbe troppo pericoloso per il consenso delle #magliettegialle.  E poi lasciare all’incapacità del M5s queste due pratiche molto complesse potrebbe riportare e rapidamente al voto e rimettere in sella gli attuali governanti disonesti incompetenti e irresponsabili.

Credo che se le urne si apriranno in autunno sia urgente attivarsi da subito. Anche perché la raccolta delle firme necessarie sarà un ostacolo quasi insormontabile per nuove forze politiche che vogliano candidare persone oneste, competenti e responsabili. Dobbiamo salvare il nostro paese e i nostri figli. Sulla legge elettorale forse sarebbe il caso di avviare un comitato extraparlamentare, pronto a convocare la piazza qualora la legge elettorale davvero sia fatta per escludere dalla competizione soggetti politici credibili che abbiano nell’attuazione della Costituzione il proprio DNA, ma non abbiano il tempo per organizzare la raccolta di firme (salvo errore, 150.000) necessarie.

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