PIAZZA SAN CARLO E LA STRATEGIA DEL TERRORE

Quanto avvenuto in piazza San Carlo dimostra la debolezza delle istituzioni nel fronteggiare l’epoca che stiamo vivendo. Non mi interessa la polemica politica nei confronti del Sindaco di Torino, ma certamente il numero impressionante di feriti a causa della “suggestione” deve far riflettere sulle contromisure da adottare per uscire dal panico del terrorismo.

L’immagine del ragazzo che cercava di riportare la calma ma che agli occhi di molti appariva causa di pericolo  (le indagini chiariranno eventuali responsabilità) mostrano quanto debole sia lo Stato dinanzi ad una strategia del terrore che, con i recenti attentati nel Regno Unito, vuole disgregare la società, in un fuggi fuggi in cui ciascuno cerca di salvare sé stesso. Ecco perché la principale vittima di Piazza San Carlo è Kevin, un bambino di 7 anni, piccolo ed indifeso.

Non ci si può arrendere ad abbandonare gli spazi comuni nei quali svolgere eventi che aggregano e creano senso di appartenenza (non è un caso che lì fossero radunati i tifosi di una squadra di calcio) ma occorre intervenire perché nessuna suggestione terroristica possa generare drammi come quello di Torino.

Mi colpisce, ad esempio, che nessun rappresentante delle forze dell’ordine sia immediatamente intervenuto per comunicare l’assenza di pericoli concreti e che gran parte dei feriti ha subito lesioni dovute ai vetri delle bottiglie frantumate. L’alcool è una componente essenziale per aumentare la suggestione e ridurre la soglia di attenzione. Occorre una prevenzione fondamentale sui nostri giovani e, a partire dal prossimo anno scolastico, avviare percorsi formativi su come gestire l’ansia del terrorismo e situazioni come quella di Piazza San Carlo. I giovani vanno educati a gestire quest’epoca complessa. Anche i media dovrebbero gestire meglio la comunicazione, evitando di aumentare oltremodo le tensioni e le preoccupazioni. Per quanto riguarda le istituzioni, vi lascio alle polemiche di queste ore per ogni valutazione …

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