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VENTI DI GUERRA SUL FRONTE OCCIDENTALE

Le notizie che provengono dall’Ucraina pongono tutto l’occidente nella preoccupazione di una guerra che pare già in corso, con manovre militari ed esercitazione dei civili. Tutto quello che si riesce a comprendere dai media è solo una piccola parte della questione russa che riguarda il rapporto tra il Cremlino e l’occidente. Ma poi, a ben vedere, noi siamo l’occidente di cosa?

Purtroppo così come nel contesto politico nazionale destra e sinistra hanno perso una identità politica (se addirittura Calenda, col suo partito borghese, si propone come voce di sinistra), anche nel quadro internazionale i media continuano ad usare termini del ‘900 e, allo stesso tempo, precisano che lo scenario che affrontiamo e del tutto nuovo.

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CARO BOLLETTA, TI SCRIVO … COSI’ MI DISTRAGGO UN PO’

Non sono in grado di spiegare perché i prezzi di energia e gas sono triplicati. Economisti e tecnici sono sicuramente più preparati di me. Senza dubbio l’aumento è frutto di una speculazione sul mercato primario. E’ possibile documentarsi al riguardo, sapendo distinguere le fake-news (quelli che … è colpa di Putin e della guerra in Ucraina) dalle analisi meditate. Nel febbraio 2018 Elena Veronelli scriveva su Il Fatto Quotidiano: “Continuano ad impennarsi senza freni i prezzi dei titoli di efficienza energetica (tee), ossia quei titoli (detti anche Certificati Bianchi) che i distributori di elettricità e gas oltre una certa dimensione sono obbligati a comprare se non vogliono realizzare interventi di efficientamento nella loro struttura. Un fenomeno iniziato e denunciato già da oltre un anno, che evidentemente le autorità preposte riescono a fermare“. Non si tratta di una testata complottista, ma di una chiara denuncia: le autorità preposte hanno fermato né fermano la speculazione.

La crisi energetica era stata silenziata dal Covid ma rischia di produrre effetti devastanti sull’economia reale. Le imprese già in ginocchio per la produzione ora vedono incrementare i costi fissi, senza prospettiva di ripresa. E’ la mannaia che si abbatte sull’Europa e sull’Italia per determinare la liquidazione finale del patrimonio pubblico e privato?

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DA TANGENTOPOLI A IGNORANTOPOLI?

Oggi ricorrono i trent’anni di tangentopoli, l’inchiesta giudiziaria che ha determinato la fine di quella fase storica denominata prima repubblica. A dire il vero era già la seconda repubblica, giacché la prima è morta con l’omicidio di Aldo Moro. In ogni caso, questa ricorrenza va ricordata per le sofisticate tecniche con le quali la classe politica sottraeva denaro pubblico per organizzare le proprie attività: il finanziamento illecito ai partiti.

Da allora la classe politica non ricorre più  a tecniche sopraffine, visto che ogni giorno leggiamo notizie di corruzione talvolta “alla luce del sole”, penso alle recenti truffe sull’eco-bonus.

A mio avviso il danno che la corruzione arreca è assai minore dell’incompetenza dei politici nel gestire le risorse pubbliche. Nel breve periodo la cattiva amministrazione, fatta di conflitti d’interesse, può certamente determinare seri danni, ma nel lungo periodo la carenza di preparazione degli amministratori ha un effetto dirompente. Pensiamo a quanti provvedimenti vengono annullati o revocati per errori di valutazione, non dettati da abuso d’ufficio ma semplicemente dall’incapacità di fare la scelta migliore, quella più corretta e non corrotta.

Ecco perché nel trentennale di Tangentopoli vorrei proporre un seminario di formazione gratuita agli amministratori locali.

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DALLA GUERRA AL COVID ALLA GUERRA ENERGETICA

Nelle ultime settimane il Covid non preoccupa il Governo. È la crisi energetica a tenere viva l’attenzione, una crisi che ha portato al raddoppio dei costi di gas ed elettricità per consumatori ed imprese.  Bollette record in un anno, +131% per l’elettricità e +94% per il gas. Benzina mai così cara dal 2012. Secondo Assoutenti, questi incrementi hanno comportato un aumento dei costi in capo a imprese, attività ed esercizi commerciali, che vengono scaricati sui consumatori finali attraverso i prezzi al dettaglio. Secondo l’associazione per la tutela dei consumatori, il risultato potrebbe essere una maxi-stangata da 38,5 miliardi di euro sulle tasche delle famiglie italiane.

Nessuno pare approfondire perché ci sia stato questo aumento e perché viene a determinarsi proprio ora.

Se è vero che durante il lockdown si è avuta una parziale contrazione energetica per la ridotta produzione su scala globale, è altrettanto vero che la ripresa non è stata tale da determinare un aumento della domanda rispetto al 2020. E allora perché tutto questo rincaro?

La risposta non ha nulla a che vedere sull’altro tema che tiene banco in queste ore sui media: la guerra Russia-Ucraina. Infatti nel contesto geopolitico, sebbene alcune agenzie di stampa depistino dalla questione centrale, Russia ed Ucraina non sono in buoni rapporti da molti anni. Dopo l’indipendenza del 1991,  Kiev si è staccata unilateralmente dalla federazione russa per abbracciare l’Unione Europea, con un patto del giugno 2014.  L’Ucraina esporta meno della metà del gas prodotto, in quanto il 58% è utilizzato per il fabbisogno di 42 milioni di cittadini ed imprese. Ne resta una quantità significativa che tuttavia non cambia le sorti energetiche dell’Europa occidentale. La crisi ucraina è invece determinata dal pericolo avvertito da Putin di avere un ulteriore fianco scoperto nel caso in cui l’Ucraina entrasse nella Nato, con la quale già collabora nel Parternariato per la pace.

Il rischio di basi NATO a pochi chilometri dal confine non tranquillizza i russi. Anche “l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”. Tuttavia l’articolo 11 della Costituzione ha comunque consentito la guerra come strumento di difesa alla libertà degli altri popoli. Nel 1999 il governo presieduto da Massimo D’Alema autorizzò l’uso dello spazio aereo italiano per la guerra della Nato contro la Serbia di Milosevic, scoppiata per la crisi in Kosovo. Anche i nostri aerei andarono a bombardare.

In conclusione, se la crisi politico-militare tra Russia e Ucraina (spalleggiata da UE e USA) non è la causa dei rincari delle bollette, perché mai energia e gas sono divenuti talmente costosi da costringere le grandi e medie imprese, pronte a ripartire dopo la pandemia, a farsi un pò di conti e decidere di chiudere o chiedere prestiti? La soluzione del debito, ancora debito da restituire, è poi quella che sta pensando il Governo Draghi. La soluzione più logica per gli imprenditori italiani, in questa situazione ancora da chiarire, sarebbe poi farsi acquisire da colossi multinazionali.

LE AFFRANCAZIONI AI TEMPI DELLA GIUNTA GUALTIERI

Rispondo alle molte persone che in queste settimane mi hanno chiesto un parere sulla deliberazione dell’Assemblea Capitolina n. 10 del 1 febbraio, che riguarda il vetusto tema dell’affrancazione dal prezzo massimo di cessione degli alloggi realizzati nei piani di zona di Roma Capitale.

Si tratta di una questione nella quale mi sono imbattuto accidentalmente nel 2010, senza comprenderne i contenuti. Al fine di approfondire le delibere su Cecchignola Sud, quartiere della periferia romana al quale ho dedicato un libretto, ho avuto modo di scambiare due chiacchiere con un noto urbanista il quale mi disse: “Quando uscirà la questione del prezzo massimo di cessione crollerà il sistema dell’edilizia sociale a Roma e in Italia”. Una profezia che si è avverata nel 2015 credo di esser stato tra i primi, in un freddo e semideserto centro anziani del quartiere, a tenere un breve seminario per illustrare la sentenza della Corte i Cassazione 18135 e chiarire la differenza tra affrancazione e trasformazione del diritto di superficie degli alloggi di oltre cento quartieri romani, nati per sovvenzionare l’edilizia pubblica dei piani economico popolari.

La gravità della vicenda mi ha poi portato a fondare l’Associazione Nazionale Edilizia Sociale della quale sono  consulente legale dal 2017, promuovendo diversi eventi pubblici, in Campidoglio, in Regione ed al Senato, per promuovere una riforma del settore. L’amore per la giustizia, anche nelle politiche abitative, non mi ha consentito – come avvenuto per altri colleghi avvocati – di trarre un business dalla materia. Tuttavia mi sono arricchito di rapporti personali ed amicali. Penso che la soluzione della crisi dell’edilizia romana sia ancora nella ricetta promossa nel 2017, nonostante negli anni successivi siano stati varati diversi provvedimenti che hanno provato a mettere una “toppa” alla voragine.  Per tutti gli approfondimenti è sufficiente leggere quanto ancora visibile sul profilo Facebook dell’ANES.

Tornando all’attualità, senza dimenticare la responsabilità politica di chi ha consentito negli anni 80/90 di realizzare piani di zona abusando della normativa in vigore e costringendo nel 2015 la Cassazione ad una sentenza dagli effetti distruttivi del sistema, penalizzando centinaia di migliaia di famiglie coinvolte, la delibera di Roma Capitale non sembra così eccezionale come narrato dalla stampa locale. L’Assemblea capitolina si limita a ribadire quanto la legge istitutiva dell’edilizia sociale del 1971 già prevedeva con la novella del 1992. Si prende atto , come indica lo stesso titolo del provvedimento, delle indicazioni della sentenza della Corte Costituzionale del 23 settembre 2021 n. 210, in cui si legge che: Continua a leggere

IERI CHIERI CONTRO ROMA: CHE SPETTACOLO!

Chieri è un piccolo comune del Piemonte nella città metropolitana di Torino. Conta 53 mila abitanti e la sua squadra di pallavolo femminile è sponsorizzata dalla Reale Mutua, fondata il 31 dicembre 1829 da Re Carlo Felice il quale sottoscrisse la polizza n. 1 per assicurare  la sua residenza. Torino, capitale del regno, non ha una squadra in serie A1.

Chieri Reale Mutua è stata fondata nel 1976 e ieri ha incontrato al Palazzo dello Sport l’Acqua & Sapone Roma Volley Club, nato solo pochi anni fa. Il campo di gioco si trova in un municipio di Roma che ha il doppio degli abitanti di Chieri. Questa è l’anomalia della pallavolo italiana, piccoli centri di provincia che arrivano al Palazzo dell’Eur con una storia pallavolistica ben più importante del Club della Capitale. Ed è quindi un miracolo sportivo se la  #squadradiroma ha dominato un match che molti davano già perso sulla carta.

Le atlete romane si sono esaltate davanti a poche centinaia di tifosi. Pochi ma buoni perché a sostenerle senza sosta c’era il Branco che ormai è una realtà consolidata tra le tifoserie delle squadre di serie A1 femminile. Come di consueto, abbiamo salutato i tifosi in trasferta e donato la nostra maglia, quella che ognuno d noi indossa durante la gara. Sì, perché anche il tifoso ha la sua divisa per rappresentare l’appartenenza ad un gruppo che, pian piano, sta entrando nei cuori delle pallavoliste, in particolare di quelle che sono lontane migliaia di chilometri dalle famiglie e dagli affetti.

Quando ho immaginato questo nome, il Branco, non mi sono neppure posto il problema dell’accezione negativa che questo termine spesso ha sui media. Noi siamo il branco delle wolves (lupe), orgogliosi di appartenere ad una tifoseria eterogenea ed inclusiva. E’ una esperienza fantastica quella che stiamo realizzando, con un sogno nel cassetto: portare la squadra alla salvezza e, chissà, un pò più su affinché il palazzo dello sport di Roma si possa riempire di passione per le giocatrici.

A dicembre, quando Roberto Mignemi, DG della società, mi ha proposto di fondare il Fans Club, nato formalmente il 4 febbraio scorso, non avrei mai immaginato di godermi lo spettacolo, senza stress ed affanni, perché nel Branco ognuno sa già cosa e come fare per supportare il team della Roma Volley.

La prossima sfida sarà a Monza, in Brianza, chissà se continueremo a crescere in numero e desiderio di seguire le ragazze anche in trasferta. La prima è stata a Treviso, contro le campionesse di Conegliano, eravamo in 3. L’ultima a Firenze eravamo 19. Il Branco cresce e si diverte. Daje Wolves!

DAL CARO BOLLETTE ALL’ATTUAZIONE DELL COSTITUZIONE: IL MOVIMENTO DEI SINDACI

Il problema energetico è più importante della pandemia. Senza energia e gas gli ospedali e le scuole non potrebbero funzionare. E’ stata quindi lodevole l’iniziativa dei Sindaci che hanno spento i monumenti per protestare contro il rischio che servizi essenziali non possano essere erogati ai cittadini.

I comuni, ed in particolare i piccoli comuni, gestiscono decine di servizi essenziali alle comunità del territorio. Sono la politica di frontiera. Da circa dieci anni ho avuto modo di verificare di persona l’abnegazione e lo spirito di servizio di centinaia di dipendenti ed amministratori che hanno seguito i miei seminari su appalti e lotta alla corruzione. Nelle prossime settimane riprenderanno anche i corsi in presenza che mi porteranno nuovamente in giro per l’Italia.

La protesta, almeno questa volta, non è di una parte politica. In migliaia hanno aderito ad una iniziativa simbolica che non cambierà la storia della geopolitica internazionale, ma che rappresenta un ottimo precedente in vista delle prossime elezioni politiche.

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IL GOVERNO VA SOTTO MA NESSUNO URLA DIMISSIONI

La politica a volte è priva di logica, almeno così sembra. Negli anni abbiamo sempre sentito urlare “dimissioni, dimissioni!” ogni qualvolta un disegno di legge del Governo veniva bocciato, in tutto od in parte, da un ramo del Parlamento. L’ultimo a subire questa contestazione è stato Giuseppe Conte, già (mai) leader dei pentastellati.

Ieri il Governo ha subito due bocciature su altrettanti emendamenti proposti dalla Lega e relativi al nuovo provvedimento sullo stato di emergenza che, è bene ricordarlo, in Italia vige dal 31 gennaio 2020. Due anni di emergenza e di deroga alla carta costituzionale, ormai carta straccia per gran parte delle forze politiche. Continua a leggere

IL PRINCIPE DEL FORO

Dopo un paio d’anni oggi ritorno in un’udienza nel Tribunale di Roma. Ricordo quando muovevo i primi passi da praticante del prestigioso studio Guerra-Piga per notificare citazioni, chiedere copie o ritirare fascicoli. Per una causa molto rilevante ricordo di aver dovuto depositare il fascicolo di parte ricorrendo ad una valigia extra-large, facendo spola tra la mia Polo e la Cancelleria. Il Tribunale mi ha poi deluso per vicende molto personali nel 2007 e da allora preferisco qualificarmi consulente legale o docente e formatore piuttosto che avvocato.

Oggi sono qui per un processo al quale non potevo mancare.

Se qualcuno mi considera un buon avvocato, avendo comunque in questi anni continuato ad esercitare la professione forense per assistere clienti con i quali è poi sorto un rapporto di amicizia, è esclusivamente grazie a Marcello Piga, mio maestro che mi accolse nel 1999 nel suo studio con una pacca sulla spalla ed un bel “nisciun nasce imparato“, pronunciato con il suo accento marcatamente romano.

Negli ultimi anni della straordinaria carriera Marcello Piga mi ha insegnato da subito che solo lo scrupolo ed il metodo consentono di avere successo in una professione che dagli anni ’90 in poi ha perso lustro. Si dice che al MIT, rinomato istituto di ricerca americano, usino gli avvocati al posto delle cavie, perché ci si affeziona di meno. Tra i racconti di una professione che non c’è più ed i fascicoli di piccole controversie o grandi arbitrati Marcello mi ha insegnato non solo la consecutio temporum nello scrivere un atto, ma anche la gestione di una telefonata o di una riunione. Una scuola speciale per un giovane praticante avvocato che non aveva nessuna  esperienza familiare alle spalle.

Oggi sono in Tribunale, contento per ciò che ho imparato ma impaurito come il primo giorno, perché la giustizia giusta è spesso solo quella divina. Non ho voglia di pensare alla causa che sto affrontando, già mi sono preparato bene con scrupolo e metodo. Ora voglio solo ricordare Marcello nato il 6 maggio 1930 e salito in cielo il 1 ottobre 2021. Ed a lui ed alla sua famiglia ho dedicato, al momento della notizia della scomparsa, queste poche righe.

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DALL’ANAC SOLO UNA CHECK LIST PER GESTIRE LA BUROCRAZIA?

Con gli orientamenti per la pianificazione anticorruzione e trasparenza, documento adottato dal Consiglio dell’Autorità il 2 febbraio 2022, l’ANAC ha rinnovato l’invito ad una piena attuazione del PNA 2019, fornendo spunti per una organizzazione ed un’attività realmente orientata all’integrità ed al contrasto alla maladministration. A ben vedere si tratta di un buon vademecum operativo sugli adempimenti che riguardano la scelta del responsabile anticorruzione e delle misure di trattamento del rischio. Nulla di più, in attesa delle linee guida sul Piano Integrato delle attività e dell’organizzazione PIAO, che ha differito il termine di emanazione del Piano triennale di prevenzione della corruzione e della trasparenza

Sono ben lontani i tempi in cui l’Autorità aveva autorevolezza con la presidenza (e la presenza mediatica) di Raffaele Cantone, oggi procuratore capo di Perugia. Tempi in cui le amministrazioni soggette alla legge Severino erano più preoccupate degli adempimenti  su anticorruzione e trasparenza  imposti dalla normativa e dai Piani Nazionali, che dall’essere carenti nell’integrità dei processi organizzativi e nei comportamenti del personale. Tempi in cui veniva deciso di mettere un magistrato inquirente a capo dell’autorità indipendente per la amministrazione. Continua a leggere