Archivi categoria: Generale

PIAZZA SAN CARLO E LA STRATEGIA DEL TERRORE

Quanto avvenuto in piazza San Carlo dimostra la debolezza delle istituzioni nel fronteggiare l’epoca che stiamo vivendo. Non mi interessa la polemica politica nei confronti del Sindaco di Torino, ma certamente il numero impressionante di feriti a causa della “suggestione” deve far riflettere sulle contromisure da adottare per uscire dal panico del terrorismo.

L’immagine del ragazzo che cercava di riportare la calma ma che agli occhi di molti appariva causa di pericolo  (le indagini chiariranno eventuali responsabilità) mostrano quanto debole sia lo Stato dinanzi ad una strategia del terrore che, con i recenti attentati nel Regno Unito, vuole disgregare la società, in un fuggi fuggi in cui ciascuno cerca di salvare sé stesso. Ecco perché la principale vittima di Piazza San Carlo è Kevin, un bambino di 7 anni, piccolo ed indifeso.

Non ci si può arrendere ad abbandonare gli spazi comuni nei quali svolgere eventi che aggregano e creano senso di appartenenza (non è un caso che lì fossero radunati i tifosi di una squadra di calcio) ma occorre intervenire perché nessuna suggestione terroristica possa generare drammi come quello di Torino.

Mi colpisce, ad esempio, che nessun rappresentante delle forze dell’ordine sia immediatamente intervenuto per comunicare l’assenza di pericoli concreti e che gran parte dei feriti ha subito lesioni dovute ai vetri delle bottiglie frantumate. L’alcool è una componente essenziale per aumentare la suggestione e ridurre la soglia di attenzione. Occorre una prevenzione fondamentale sui nostri giovani e, a partire dal prossimo anno scolastico, avviare percorsi formativi su come gestire l’ansia del terrorismo e situazioni come quella di Piazza San Carlo. I giovani vanno educati a gestire quest’epoca complessa. Anche i media dovrebbero gestire meglio la comunicazione, evitando di aumentare oltremodo le tensioni e le preoccupazioni. Per quanto riguarda le istituzioni, vi lascio alle polemiche di queste ore per ogni valutazione …

UN COMITATO EXTRAPARLAMENTARE?

Alcune settimane fa ho partecipato ad un incontro invitato da alcuni amici che molto si sono spesi per il no al referendum costituzionale del 4 dicembre. Con il mio solito ardire sono intervenuto al tavolo dei relatori, presieduto da Domenico Gallo, già senatore in Rifondazione Comunista nella XII Legislatura ,ed ho chiesto scusa per non esser stato così attivo nella campagna referendaria che si è svolta dall’estate del 2016. Le ragioni a molti sono note: la famiglia è venuta prima di qualsiasi altra battaglia politica.

Eppure, guardando negli occhi questa classe dirigente di una sinistra oramai scomparsa (da Cesare Salvi a Vincenzo Vita), ho sentito il dovere di scusarmi perché il referendum è stata una grande prova di maturità della nostra democrazia che ha retto alla post-modernità ed alla post-verità del renzusconismo.

In realtà, quella goccia di superbia che porto sempre, mi ha fatto esprimere una precisazione. – Chiedo scusa ma ricordo che il 7 ottobre 2015, anticipando il voto finale sulla riforma, mi ero reso promotore isolato di una manifestazione pacifica davanti Palazzo Madama dal titolo ironico “Un fiore per dire addio al Senato” per sensibilizzare prima che avvenisse l’approvazione di quella sciagurata riforma –. Manifestazione che ha avuto l’effetto di conoscere il mondo dei funzionari della digos che presidiano palazzo Madama: persone straordinarie e normali, come noi.

E quindi – ritornando al discorso sulle scuse – nessun politico tra i mille che siedono in Parlamento può appropriarsi del No al referendum perché avrebbe dovuto mobilitare il popolo per evitare che quella riforma venisse fatta. Il No al Referendum, oggi appetibile a parte della sinistra, non può esser ceduto per un piatto di lenticchie e qualche collegio ai soliti politicanti (fossero di destra, sarebbe lo stesso) che comodamente attendono il cadavere passare sotto il ponte. E vivere di rendita, sulla pelle dei cittadini che, invece in migliaia, si sono attivati per ottenere lo storico risultato del 4 dicembre 2016.

Oggi viviamo una situazione analoga alla riforma costituzionale. La legge elettorale rischia di essere rapidamente approvata e le ragioni di un voto anticipato al 2017 sono già scrittenel DEF e nella legge istitutiva del Fiscal Compact. La manovra 2018 e la ratifica del trattato sull’austerity non possono avvenire dopo il voto, sarebbe troppo pericoloso per il consenso delle #magliettegialle.  E poi lasciare all’incapacità del M5s queste due pratiche molto complesse potrebbe riportare e rapidamente al voto e rimettere in sella gli attuali governanti disonesti incompetenti e irresponsabili.

Credo che se le urne si apriranno in autunno sia urgente attivarsi da subito. Anche perché la raccolta delle firme necessarie sarà un ostacolo quasi insormontabile per nuove forze politiche che vogliano candidare persone oneste, competenti e responsabili. Dobbiamo salvare il nostro paese e i nostri figli. Sulla legge elettorale forse sarebbe il caso di avviare un comitato extraparlamentare, pronto a convocare la piazza qualora la legge elettorale davvero sia fatta per escludere dalla competizione soggetti politici credibili che abbiano nell’attuazione della Costituzione il proprio DNA, ma non abbiano il tempo per organizzare la raccolta di firme (salvo errore, 150.000) necessarie.

ANCHE OGGI. COSE DA PAZZI.

Credo che la giornata di oggi (ops, ieri) rimarrà per molti anni scolpita nella mia mente e nel mio cuore. D’altronde, mentre entravo in quell’ufficio per me anonimo  in Via Buonarroti n. 51, dopo aver annunciato l’iniziativa che vedete sopra a tutti i miei contatti whatzapp, mi è tornata in mente una scena vissuta il 14 novembre 2015. In quel preciso istante in cui ho ricordato lo sguardo e le parole di Giovanna che sussurrava “Che peccato!” ho capito che è tempo di chiedere perdono ad molte persone. L’umiltà è una qualità imprescindibile in politica, insegnava Don Sturzo ai popolari degli anni ’40. Io non sono affatto umile per indole, gli amici quelli veri sanno che sono anche un pò iroso, ma fortunatamente – senza alcuno sforzo di ipocrisia – sono riuscito a dire ciò che penso col cuore. Nel 2015 ho fatto l’errore di pensare di essere indispensabile e così ho rovinato tutto. Forse oggi Roma non sarebbe in mano ad una banda di incapaci, che non hanno neppure il coraggio delle loro azioni od omissioni (non occorre fare i nomi, li avete scritti nella deliberazione sulla commissione d’inchiesta per l’affrancazione). Oggi, mentre concludevo il mio intervento credo che qualcuno abbia percepito che l’emozione mi stava prendendo. E penso che anche qualcuono si sia emozionato, sebbene si mostri indifferente e scettico per tenere tutti noi coi piedi ben saldi a terra.

[Immagini di repertorio 😀 ]

L’errore principale che ho fatto nel 2015 è stato aver perso il contatto con la realtà. E’ l’errore che oggi hanno fatto alcuni amici. E se sono stato perdonato io, potranno essere perdonati anche loro. Abbiamo davvero poco tempo, meno di due settimane per costruire una storia insieme. Oggi, al secondo incontro della giornata, in Piazza Capranica, ho provato ad esprimere questo concetto: la sovranità è principio cardine ed appartiene al popolo. Ma se da principio di democrazia diventa elemento antropologico, ognuno di noi si fa sovrano delle sue idee, delle persone che lo circondano e delle azioni che sta svolgendo, pronto ad attaccare chiunque oltrepassi i confini della sua sovranità. Occorre rinunciare alla sovranità antropologica; il mio nuovo amico, Peter Capra, che condurrà con me parte del viaggio nel corso di formazione che partirà lunedì mi aiuti a capire se è nuovo conio oppure mi sto appropriando di un termine altrui.  O siamo tutti sovrani o saremo tutti servi di un unico padrone.

Ai nuovi amici che oggi mi hanno sentito parlare, il mio ringraziamento perché so che è da maleducati andarsene. Prometto di non farlo più se e quando ci incontreremo tutti insieme, Domenico con Marco, Simone e Gigi, Cesare e Gustavo, Eligio e Gian Luca, Maristella e Giovanna, Graziella e Mariano, Jessica e Rachele, Ivo e Gianni, etc. Dobbiamo farlo presto. Oggi mi sono permesso di pensare al catering. E’ disponibile per il 27 maggio, spero che le vostre fitte agende, come ormai la mia, siano libere per quel giorno.

Grazie a tutti coloro che oggi hanno mostrato con me una pazienza fuori dal comune!

Per gli amici cattolici, o aspiranti tali ma anche per qualche non credente dubbioso sull’esistenza di Dio, chiedo preghiere per la mia famiglia. Ne abbiamo davvero bisogno perché questo è il terzo tzunami in 5 anni. Abbiamo bisogno della protezione civile e celeste.

“UBER ALLES”: IO STO CON I TASSISTI

Sarà che la cooperativa Samarcanda è fatta di persone oneste e corrette, ma da quando viaggio con loro per i trasferimenti verso gli aeroporti romani non ho alcun dubbio sulla tariffa applicata.

Con le solite tifoserie da stadio si svolge in questi giorni la lotta dei “tassinari” contro Uber. Lo scontro, divenuto rovente nella giornata di oggi con l’esplosione di bombe carta nel centro di Roma, è l’emblema degli effetti distorti della globalizzazione.

Il meccanismo che ha favorito lo sviluppo di Uber è assai semplice: si realizza una applicazione web utile nella share economy per favorire il trasporto sociale. Arriva il colosso che l’acquista (Uber Technologies Inc. ha ricevuto 258 milioni di dollari da Google nel 2013: fonte Wikipedia) e così la multinazionale sbarca nei diversi paesi, sottraendo il mercato alle piccole e medie imprese locale. Evviva la globalizzazione che cancella l’economia nazionale in favore di un mercato comune in cui non c’è più realmente spazio per la concorrenza.

Oggi l’economia globale è gestita da poche multinazionali e la lotta di classe alla quale si assiste in questi giorni richiama alla memoria gli scontri operai. I nuovi operai sono le partite iva ed il padrone è la potente lobby che riesce ad infilare nelle leggi emendamenti utili per portar via il lavoro ai cittadini che pensavano di aver eletto i parlamentari per tutelare i propri interessi.

Continua a leggere

AMOROMA? PENSIAMOCI DAVVERO …

Da bambino, dopo essermi trasferito nella Capitale, ho imparato a giocare con i palindromi ed a scrivere la parola “amoRoma”. In realtà ho iniziato ad amarla molto più tardi, quando da giovane universitario provavo a migliorare un pò la vivibilità del mio quartiere. Ho infine capito che è amore-odio solo da adulto, dopo aver iniziato a frequentare la politica e l’amministrazione, sempre cercando di essere propositivo su piccole e grandi questioni che riguardavano la città. Anche oggi torno dal Dipartimento all’Urbanistica con questo sentimento …

In questi giorni, prossimi al San Valentino dove non mancheranno battute del tipo “una polizza è per sempre!“, vorrei invitare a riflettere su quanto amore si prova davvero per la città. Non mi riferisco a quell’amore possessivo che porta a trasformare il soggetto destinatario del sentimento in un oggetto da conquistare. Roma è viva perché è fatta di milioni di romani. Quindi non può essere un oggetto da usare a propria piacimento. Roma è viva perché fatta da centinaia di migliaia di famiglie che combattono ogni giorno con inefficienze e disservizi. Roma è viva ma agonizzante perché ha un bilancio divenuto insostenibile ed ha perso la speranza in un futuro migliore. Dalle Olimpiadi a Tor di Valle, ogni iniziativa rischia di essere strumentale ad interessi privati perché ormai tutti, romani compresi, hanno perso il senso di appartenenza ad una comunità.

Continua a leggere

UNA POLIZZA PER ROMA

Ieri sera ero con un gruppo di illustri amici a ragionare nuovamente di politica e non ho avuto il tempo di concentrare le mie attenzioni sulle notizie di stampa relative all’interrogatorio di Virginia Raggi. Così apprendo solo questa mattina della esistenza di una polizza vita in suo favore sottoscritta da Salvatore Romeo, suo primo collaboratore fino all’arresto di Raffaele Marra. In un movimento in cui il leader si fa chiamare garante il fatto che vi siano polizze e garanzie non mi stupisce. 

Tuttavia non penso sia corretto esprimermi sulle vicende su cui sta indagando la magistratura e fino a quel momento ritengo che Virginia Raggi sia innocente, ma soprattutto vittima ingenua di un nuovo sistema di potere che ha l’unico obiettivo di raggiungere il controllo politico seguendo la logica de “il fine giustifica i mezzi”. 

Chi ha avuto modo di frequentare in questi anni l’Assemblea Capitolina sa molto bene che la prima cittadina, per quanto si presentasse volitiva e determinata, non era a capo del movimento capitolino che, anche Roma, si caratterizzava per avere vertici non eletti (come Grillo e Casaleggio). Il racconto di tanti fuoriusciti dall’ambiente pentastellato indica alcuni nomi che non si sono ancora mai letti sui giornali.

Ciò che più preoccupa non è tanto la polizza di Romeo per la sua sindaca, quanto che, ancora una volta e dopo gli scontrini di Marino, l’opinione pubblica sia costretta a concentrarsi sulle vicende personali di una classe politica inadeguata anzichè sulle soluzioni di una grave crisi morale, istituzionale e amministrativa in cui versa la capitale d’Italia dai tempi di Francesco Rutelli.

La buona volontà di alcuni nuovi amministratori non ha certamente risolto i gravissimi problemi emergenziali della città che Matteo Renzi ha scelto nel novembre 2015 come cartina di tornasole per mostrare l’incapacità grillina di governare e contrastare la scesa di Beppe Grillo a Palazzo Chigi nel 2018.

In tutto questo rincorrersi di gossip su messaggi whatzup a chi interessa davvero la sorte di Roma?

Mi sta venendo in mente che forse ai romani che amano la propria città non resta altro che stipulare una polizza a beneficio di Roma in questo doloroso calvario. Un gesto d’amore per la propria città, consapevoli che il modo in cui è ammnistrata sta mettendo a rischio la vivibilità soprattutto dei più deboli. Se dovessimo morire di crepacuore almeno qualcosa tornerà nelle vuote casse comunali.

IL DISCORSO DI DONALD A CHI FA PAURA?

​Ho appena finito di vedere il discorso Donald Trump. Non trovo colpa in lui, nonostante molti vip non abbiano voluto partecipare alla  cerimonia per il suo giuramento del 45° Presidente degli Stati Uniti d’America.

January 20th, 2017 will be remembered as the day the people became the rulers of this nation again. Qualsiasi elettore vorrebbe sentirlo dire, e troppo spesso, l’ha inutilmente sentito dai propri governanti.

We are one nation and their pain is our pain. Their dreams are our dreams. And their success will be our success. We share one heart, one home, and one glorious destiny. È il senso di appartenenza, da noi purtroppo smarrito, a legare da sempre negli obiettivi economici e politici gli Americani. Anche noi dovremmo ricostruirlo.

From this day forward, a new vision will govern our land. From this day forward, it’s going to be only America first, America first. Non ha detto “America only”, ma una giusta preferenza che ogni governante dovrebbe dare al popolo che rappresenta.

There should be no fear. We are protected and we will always be protected. We will be protected by the great men and women of our military and law enforcement. And most importantly, we will be protected by God. Parole molto simili pronunciate da Papa Francesco alla giornata mondiale della gioventù a Rio de Janeiro: andate senza paura per servire!

Continua a leggere

… Non è mai troppo tardi!

Dovendo ricostruire il sito dopo la perdita di tutti i contenuti del mio blog personale danielericciardi.net e della pagina professionale ricciardilex.it, era necessario indicare il solito sottotitolo richiesto dal tema dello sfondo.

Il mio primo sito, quello professionale nato nel 2007, aveva come motto: “tutto è possibile … ma non tutto è lecito“, preso liberamente in prestito da San Paolo il quale, in verità, ha scritto ai Corinti: «Tutto è lecito!». Ma non tutto è utile! «Tutto è lecito!». Ma non tutto edifica». (1Cor 10,23). Per un professionista del diritto ci sono sempre più strade che si possono suggerire, ma non tutte sono conformi alle regole. Il blog personale avviato nel 2013 con lo scopo di condividere l’impegno civile e politico ricordava che “… non è mai troppo tardi!“, riproponendo lo slogan di un’intensa attività per la risoluzione delle questioni urbanistiche di Cecchignola Sud, quartiere nella periferia sud di Roma.

In questi ultimi anni l’attività professionale è stata in buona parte dedicata a promuovere la trasparenza nella pubblica amministrazione. E non nascondo che avrei volentieri scopiazzato “legalità e trasparenza”, pronunciato da Virginia Raggi la notte della sua elezione a Sindaco di Roma. In effetti credo che questo slogan mi rappresenti, anche se “…non è mai troppo tardi!” calza a pennello per riprendere la condivisione di riflessioni (attraverso il blog) ed attività professionali (con commenti, articoli e pubblicazioni).

E poi è molto simile al titolo di questa bella canzone di un artista che stimo molto per dedizione, passione e umiltà, Marco Ligabue conosciuto promuovendo l’evento #Romaniperbene per le vittime di Mafia Capitale nel novembre 2015. Purtroppo anche di quello il web non ha mantenuto traccia, ma grazie a Dio i ricordi non si cancellano e le amicizie sane si coltivano.

Dedicata a coloro che hanno ancora il piacere di leggermi e commentarmi.