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LA COMPETENZA

L’ingrediente della competenza è come la lecitina di soia che in cucina viene usata come addensante per creme e farciture. È una sostanza che ha proprietà molto particolari in quanto funziona come emulsionante. Grazie a tale particolarità chimica, la lecitina è in grado di tenere insieme due sostanze, come i grassi e l’acqua, normalmente non mescolabili.

Ricordando l’etimologia del termine derivante dal verbo latino (“cum” e “petere”: chiedere, dirigersi a), la competenza del politico è, a mio avviso, soprattutto la capacità di unire le conoscenze tecniche, a volte difficili da miscelare perché nel mondo scientifico esistono pensieri molto distanti, per trovare la soluzione che risponda in maniera più appropriata all’interesse pubblico.

Questa funzione di amalgamare deve essere svolta sia all’interno che all’esterno dell’amministrazione, calando nella realtà la saggezza che proviene dall’ambiente accademico. La città di Roma può contare su quattro atenei pubblici e una moltitudine di università private che potrebbero contribuire, con l’applicazione pratica delle materie d’insegnamento, a risolvere piccole e grandi questioni d’interesse cittadino. Dai temi economici a quelli sociali, dalla mobilità all’urbanistica.

Proprio in materia urbanistica è degno di nota il lavoro svolto in questi anni da Giovanni Caudo, Assessore alla trasformazione urbana, il quale ha promosso diverse iniziative che vedono il coinvolgimento del mondo universitario. Tra queste “Roma 2025” che, alla luce della candidatura olimpica, approfondisce nuovi cicli di vita della metropoli, con il coinvolgimento di 25 università di cui 13 straniere. Iniziative che hanno l’unico limite di essere sostenute da importanti gruppi finanziari. Poteri forti che potrebbero influire sugli esiti.

Non poteva essere diverso l’approccio di un professore universitario, figura tecnica della giunta Marino, del quale vorrei ricordare la manifestazione di solidarietà, tra le poche ricevute dalla politica romana quando, nel settembre 2013, ho deciso di interrompere il mio servizio per il bene comune. In quel periodo RICETTEXROMA ha evidenziato alcune anomalie di un bando pubblicato dal Consorzio urbanistico “Cecchignola Ovest” che, senza pensarci troppo, ha inviato una formale diffida a non occuparci del programma di trasformazione urbana in corso di attuazione. In una “Lettera aperta a RICETTEXROMA” del 30 settembre Caudo ha scritto: «Esprimo la mia vicinanza al dott. Ricciardi perché il suo impegno civico possa svolgersi tutelando la serenità propria e dei suoi familiari, e confermo la mia piena disponibilità a continuare il dialogo intrapreso per contribuire a garantire uno sviluppo urbanistico vicino alle esigenze degli abitanti». Il mio ripensamento c’è stato ma il dialogo si è interrotto, nonostante ulteriori proposte e richieste di RICETTEXROMA che, dopo un apparente interesse, sono state fatte cadere.

Tornando all’ingrediente della competenza, una buona ricetta potrebbe essere l’introduzione di forme stabili di consultazione, in ogni ambito dell’amministrazione cittadina, di docenti universitari e professionisti per ottenere idee e soluzioni che, con uno sguardo verso il futuro, non si limitino però a guardare solo alle olimpiadi del 2025, se mai si disputeranno in Italia. Roma ha bisogno di ricette per il breve, medio e lungo periodo.

La competenza del buon politico sta nell’avere l’umiltà di chiedere il contributo di esperti e specialisti che ne sanno certamente di più, anche se possono avere idee politiche non sempre corrispondenti. È fondamentale arricchire la propria prospettiva. Con la pazienza che ci vuole nel girare la crema, dopo l’aggiunta della leticina di soia, che pare sia buona anche contro il colesterolo, si devono amalgamare la tecnica e l’economia con la realtà in modo da progettare il bene comune nell’interesse dei poteri deboli che, all’atto di mettere la scheda nelle urne, contano quanto i poteri forti.

È per questo, nonostante le diffide, sono ancora qui a scrivere di politica.

tratto da Libro “RICETTEXROMA”

LA FLAT TAX E’ INCOSTITUZIONALE

Spero vivamente che la campagna elettorale consenta di parlare di programmi. Le querelle personali ed i teatrini non mi hanno mai appassionato, anche se nei giorni scorsi mi sono dovuto difendere dalla diffamazione proveniente da Mario Adinolfi. Lui è così, quando vede che è in difficoltà aggredisce o attacca gli altri. Questione chiusa. Avrò modo di tornare sulle ragioni della mia candidatura quando supererà il vaglio del MoVimento.

Il centrodestra si prepara alla campagna elettorale e con il sempiterno Berlusconi, in coro con l’ambizioso Salvini, proveranno ad attirare gli elettori sulla tassazione dei redditi con un’aliquota unica: 15 o 23 per cento, ancora è in discussione.

Peccato che la Costituzione non lo consenta. L’art. 53 prevede infatti che

Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva.

Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.

La progressività del sistema tributario non permette di introdurre un’imposta dei redditi ad aliquota fissa che consentirebbe ai grandi contribuenti di beneficiare di una riduzione importante, mentre sarebbe meno vantaggiosa per per coloro che oggi versano in base alle aliquote più basse.

La tassazione è un tema cruciale sul quale occorre intervenire con riduzioni delle aliquote e semplificazione nel rapporto con i cittadini, evitando slogan propagandistici privi di fondamento costituzionale.

5 RAGIONI PER UNA CANDIDATURA A 5 STELLE

Ho preso la decisione di partecipare alle parlamentarie del MoVimento 5 Stelle, dopo aver ascoltato le parole di Luigi Di Maio il quale, informando del nuovo Statuto e delle candidature, ha fatto “un appello a tutti i cittadini di grande competenza ed esperienza, che sono stati esclusi dalla cosa pubblica perchè al loro posto venivano piazzati i burocrati di partito. Queste persone vedano nel MoVimento una possibilità di partecipazione irripetibile per cambiare il Paese. A queste persone chiediamo di iscriversi al MoVimento, condividerne il programma votato in Rete, rispettare le nostre poche e semplici regole (due mandati e a casa, non essere iscritti a partiti ecc), di impegnarsi a tagliarsi lo stipendio se eletti, di accettare tutti i punti del regolamento per i candidati e di mettersi al servizio di un sogno. Da oggi inizia la composizione del gruppo parlamentare che sosterrà il governo 5 Stelle, per cui questo è un appello a tutti gli italiani di buona volontà che vogliono dare un contributo al Paese: diamoci un’opportunità!

Le ragioni sono semplici.

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BENVENUTO 2018

Volge al termine un interminabile 2017 che nel secondo semestre ha portato il black-out delle riflessioni dalle pagine di questo blog. Se ne va un anno segnato ancora una volta da difficoltà di salute e dalla consapevolezza che gli acciacchi arrivano improvvisamente, quando meno te lo aspetti, e faticano ad andar via.

Negli ultimi sei mesi ho preferito l’ascolto alle parole, forse per compensare lo sforzo fatto nei primi mesi dedicati soprattutto a questioni urbanistiche rimaste irrisolte. Le esigue energie le ho concentrate sull’attività professionale con numerosi corsi di formazione, in giro per il paese, tra enti locali e statali, in materia di appalti pubblici, anticorruzione e trasparenza.

Proprio gli ultimi giorni dell’anno e la partecipazione ad una selezione pubblica per un esperto in public procurement, mi hanno stimolato a riprendere questo diario. C’è ancora molta strada per portare le amministrazioni ad agire con correttezza e imparzialità. E purtroppo questa strada passa sempre dalla politica che decide, nel bene e nel male, come un’amministrazione deve comportarsi.

Tra poche ore saremo nel 2018. Non vedo l’ora. Il 1 gennaio 1948 entrava in vigore la Costituzione Repubblicana. Settant’anni portati alla grande forse perché lasciata dormire per l’incapacità e l’ingordigia di chi, dimenticando lo spirito dei padri costituenti, si è appropriato delle istituzioni e del bene comune. Le elezioni del 4 marzo segneranno l’inizio di una nuova fase della Repubblica Italiana. Vedremo se ci saranno le condizioni per partecipare attivamente. Non è mai troppo tardi. Per ora auguri e benvenuto 2018.

AMMINISTRATIVE 2017: BREVE ANALISI DEL VOTO

I titoli dei giornali di questa mattina sono eloquenti: il M5S esce sconfitto dalle amministrative 2017, non avendo raggiunto la soglia per il ballottaggio nelle grandi città. Le elezioni amministrative consegnano un quadro confuso, così com’è confuso il panorama nazionale che, anche a seguito delle discussioni sulla legge elettorale delle scorse settimane, lascia il paese nell’incertezza sulla governabilità alle prossime scadenze elettorali.

L’ALLONTANAMENTO DELL’ELETTORE DALLE URNE

Ancora una volta i dati segnano un trend  negativo di partecipazione. La questione è particolarmente grave perché stiamo commentando elezioni comunali. Le polemiche politiche degli ultimi giorni su una incomprensibile legge elettorale e i fenomeni di corruzione che quotidianamente vengono riportati dalla stampa (a Catanzaro in piena campagna elettorale spuntano foto di candidati con boss locali) allontanano i cittadini dalla politica. Non solo dall’impegno attivo, ma addirittura dall’esprimere il proprio consenso o dissenso recandosi al seggio del proprio piccolo comune. Di questo passo il Paese sarà governato da chi raggiungerà il 25% del consenso degli aventi diritto. E’ come se in una famiglia di quattro persone uno solo dei coniugi prendesse le decisioni per tutti!

EFFETTO PARMA E CRISI DI CLASSE DIRIGENTE NEL M5S

La probabile riconferma di Federico Pizzarotti (con il suo 34% contro il 3% il candidato del M5S) dimostra che la strategia di Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio non premia nel lungo periodo. E’ stato un errore epurare teste pensanti. L’assenza di una classe dirigente è il problema principale del Movimento che, non volendo mischiare il proprio DNA fondato su una onestà (relativa), rischia di affondare nel confronto competitivo alle prossime elezioni politiche. Per questa ragione  la legge elettorale con il blocco delle preferenze è la soluzione preferita dai grillini che avevano ceduto alle esigenze di riconferme dei deputati del Partito Democratico. In un sistema di libera scelta dei candidati, il M5S può contare solo sul voto di opinione, fino a quando non si aprirà al “mercato” accogliendo contributi anche da coloro che non si riconoscono pienamente nella linea dirigenziale.

L’ECCESSIVO FRAZIONAMENTO DEGLI “ALTRI”

Tutti soddisfatti, anche con lo zero virgola che si moltiplica leggendo i dati “a modo mio” (sorseggiando il noto caffé) senza considerare i valori assoluti. Se si registra la sconfitta del Movimento, anche chi si presentava come alternativa ha raccolto un consenso che non è sufficiente a superare soglie di sbarramento che imporrebbero una condivisione di percorsi. L’individualismo appare  imperante anche nel mondo cattolico. Eppure questo è il momento di mettersi in marcia insieme per l’Italia, per salvare il paese da un declino inevitabile (quello dell’austerity del PD) e dall’assenza di progettualità (quella dell’incompetenza del M5S). Unire le forze. Torna alla mente il tentativo degli ultimi anni fatti anche attraverso questo blog. Vedremo cosa sarà possibile fare nei prossimi mesi.

LA STABILITA’ POLITICA E LA CHIMERA DELLO SBARRAMENTO AL 5%

Da sempre mi ha appassionato il diritto parlamentare e le questioni relative al al “vincolo di mandato” ed al cosiddetto “salto della quaglia” che consente ai piccoli gruppi di pesare all’interno del Parlamento. Ricordiamoci soltanto che alle ultime consultazioni per la formazione del Governo Gentiloni sono andati al Quirinale 17 gruppi o componenti parlamentari, a fronte di 8 liste collegate a 4 candidati premier delle elezioni del 2013.

Nessuna soglia di sbarramento può eliminare la rilevanza dei Verdini o degli Alfano che si vanno formando dall’abbandono del gruppo parlamentare di origine in virtù di regolamenti parlamentari che consentono di mettere in pericolo la stabilità politica che oggi si vorrebbe ottenere anticipando le elezioni a settembre, riducendo i tempi della raccolta firme per nuovi soggetti politici ed innalzando la soglia di sbarramento al 5%.

Riporto di seguito l’art. 14 del Regolamento della Camera che chiarisce su quali norme occorre incidere per garantire la stabilità politica.

  1. Per costituire un Gruppo parlamentare occorre un numero minimo di venti deputati.
  2. L’Ufficio di Presidenza può autorizzare la costituzione di un Gruppo con meno di venti iscritti purché questo rappresenti un partito organizzato nel Paese che abbia presentato, con il medesimo contrassegno, in almeno venti collegi, proprie liste di candidati, le quali abbiano ottenuto almeno un quoziente in un collegio ed una cifra elettorale nazionale di almeno 300 mila voti di lista validi.
  3. Entro due giorni dalla prima seduta, i deputati devono dichiarare al Segretario generale della Camera a quale Gruppo appartengono.
  4. I deputati i quali non abbiano fatto la dichiarazione prevista nel comma 3, o non appartengano ad alcun Gruppo, costituiscono un unico Gruppo misto.
  5. I deputati appartenenti al Gruppo misto possono chiedere al Presidente della Camera di formare componenti politiche in seno ad esso, a condizione che ciascuna consista di almeno dieci deputati. Possono essere altresì formate componenti di consistenza inferiore, purché vi aderiscano deputati, in numero non minore di tre, i quali rappresentino un partito o movimento politico la cui esistenza, alla data di svolgimento delle elezioni per la Camera dei deputati, risulti in forza di elementi certi e inequivoci, e che abbia presentato, anche congiuntamente con altri, liste di candidati ovvero candidature nei collegi uninominali. Un’unica componente politica all’interno del Gruppo misto può essere altresì costituita da deputati, in numero non inferiore a tre, appartenenti a minoranze linguistiche tutelate dalla Costituzione e individuate dalla legge, i quali siano stati eletti, sulla base o in collegamento con liste che di esse siano espressione, nelle zone in cui tali minoranze sono tutelate.

Di seguito una petizione lanciata con alcuni amici nel gennaio 2014 che mi molto attuale

PREMESSO CHE

  • la stabilità e la governabilità in Italia rappresentano un’esigenza alla quale non hanno saputo far fronte i diversi sistemi elettorali adottati a partire dal dopoguerra;
  • l’attuale regolamento della Camera consente ai deputati di uscire dal gruppo politico costituito sulla base del risultato elettorale e liberamente di:
  1. confluire in altri gruppi (formati su un diverso programma);
  2. creare un nuovo gruppo, aggregandosi assieme ad altri deputati (almeno 20 su 630), dando vita ad un nuovo partito o movimento politico;
  3. creare un nuovo gruppo, assieme ad altri deputati (meno di 20 su 630), che faccia riferimento ad una diversa lista elettorale che, senza attribuzione di seggi, abbia ottenuto almeno 300.000 voti (soglia inferiore all’1%);
  • tali comportamenti consentono di variare la composizione della maggioranza parlamentare determinando crisi di governo;
  • un’interpretazione estensiva della libertà da vincolo di mandato, sancita dall’art. 67 cost., è stata troppo spesso utilizzata per far venir meno agli impegni assunti con gli elettori che si sono espressi sulla base di un programma depositato al momento della presentazione della lista;

CONSIDERATO CHE

  • la stabilità politica non è determinata dal modello di legge elettorale ma dalla introduzione di una norma sulla stabilità politica che, indipendentemente dal sistema adottato, evitando scelte di opportunismo che compromettano il risultato elettorale e la governabilità del paese;
  • in caso di dissenso con il proprio gruppo l’eletto potrà perseguire un diverso programma o progetto politico, al pari di ogni altro candidato non eletto, senza tuttavia di beneficiare dello “status” di parlamentare;
  • la norma sulla stabilità politica avrà l’effetto di  favorire la coerenza di comportamento della classe politica, determinando la composizione di liste elettorali fondate su valori e contenuti davvero comuni e favorendo il dialogo interno ai gruppi parlamentari;,

tanto premesso e considerato,

CHIEDONO

di adottare una norma, preferibilmente nella nuova legge elettorale o, in ogni caso, prima delle prossime elezioni politiche che stabilisca la decadenza dalla carica di parlamentare in caso di dimissioni da componente del gruppo parlamentare costituito all’atto di insediamento dell’assemblea elettiva;

di conformare il regolamento della Camera e del Senato alla richiesta norma per la stabilità politica

Si può firmare la petizione su http://www.citizengo.org/it/signit/3178/view

UN COMITATO EXTRAPARLAMENTARE?

Alcune settimane fa ho partecipato ad un incontro invitato da alcuni amici che molto si sono spesi per il no al referendum costituzionale del 4 dicembre. Con il mio solito ardire sono intervenuto al tavolo dei relatori, presieduto da Domenico Gallo, già senatore in Rifondazione Comunista nella XII Legislatura ,ed ho chiesto scusa per non esser stato così attivo nella campagna referendaria che si è svolta dall’estate del 2016. Le ragioni a molti sono note: la famiglia è venuta prima di qualsiasi altra battaglia politica.

Eppure, guardando negli occhi questa classe dirigente di una sinistra oramai scomparsa (da Cesare Salvi a Vincenzo Vita), ho sentito il dovere di scusarmi perché il referendum è stata una grande prova di maturità della nostra democrazia che ha retto alla post-modernità ed alla post-verità del renzusconismo.

In realtà, quella goccia di superbia che porto sempre, mi ha fatto esprimere una precisazione. – Chiedo scusa ma ricordo che il 7 ottobre 2015, anticipando il voto finale sulla riforma, mi ero reso promotore isolato di una manifestazione pacifica davanti Palazzo Madama dal titolo ironico “Un fiore per dire addio al Senato” per sensibilizzare prima che avvenisse l’approvazione di quella sciagurata riforma –. Manifestazione che ha avuto l’effetto di conoscere il mondo dei funzionari della digos che presidiano palazzo Madama: persone straordinarie e normali, come noi.

E quindi – ritornando al discorso sulle scuse – nessun politico tra i mille che siedono in Parlamento può appropriarsi del No al referendum perché avrebbe dovuto mobilitare il popolo per evitare che quella riforma venisse fatta. Il No al Referendum, oggi appetibile a parte della sinistra, non può esser ceduto per un piatto di lenticchie e qualche collegio ai soliti politicanti (fossero di destra, sarebbe lo stesso) che comodamente attendono il cadavere passare sotto il ponte. E vivere di rendita, sulla pelle dei cittadini che, invece in migliaia, si sono attivati per ottenere lo storico risultato del 4 dicembre 2016.

Oggi viviamo una situazione analoga alla riforma costituzionale. La legge elettorale rischia di essere rapidamente approvata e le ragioni di un voto anticipato al 2017 sono già scrittenel DEF e nella legge istitutiva del Fiscal Compact. La manovra 2018 e la ratifica del trattato sull’austerity non possono avvenire dopo il voto, sarebbe troppo pericoloso per il consenso delle #magliettegialle.  E poi lasciare all’incapacità del M5s queste due pratiche molto complesse potrebbe riportare e rapidamente al voto e rimettere in sella gli attuali governanti disonesti incompetenti e irresponsabili.

Credo che se le urne si apriranno in autunno sia urgente attivarsi da subito. Anche perché la raccolta delle firme necessarie sarà un ostacolo quasi insormontabile per nuove forze politiche che vogliano candidare persone oneste, competenti e responsabili. Dobbiamo salvare il nostro paese e i nostri figli. Sulla legge elettorale forse sarebbe il caso di avviare un comitato extraparlamentare, pronto a convocare la piazza qualora la legge elettorale davvero sia fatta per escludere dalla competizione soggetti politici credibili che abbiano nell’attuazione della Costituzione il proprio DNA, ma non abbiano il tempo per organizzare la raccolta di firme (salvo errore, 150.000) necessarie.

CCA’ NISCIUN’ E’ FESSO!

– Ccà nisciun’ è fesso! – Cosi sono stato amorevolmente apostrofato da un aspirante politico campano che, non avendo compreso le ragioni del tour in programma il 5 maggio scorso (poi rimandato per sopraggiunti problemi di salute in via di risoluzione), pensava che il sottoscritto stesse lavorando per il Sindaco di Napoli De Magistris. Fraintendimento dovuto all’organizzazione presso la Città metropolitana di Napoli di un convegno dell’Associazione Nazionale Edilizia Sociale, con la quale – in maniera trasversale al quadro politico vigente – stiamo affrontando la spinosa vicenda dei prezzi massimi di cessione degli alloggi dei piani di zona.

Per alcuni è difficile credere che in politica il lavoro di qualità possa essere apprezzato anche da esponenti politici, nel caso si trattava del Vice Sindaco della Città Metropolitana, con i quali non deve sussistere necessariamente un rapporto di collaborazione. Eppure capita di essere stimati senza necessità di applicare la teoria del capobastone, in cui mi sono imbattuto in questi anni più volte. Ci sono politici che mi stimano da diverse aree di appartenenza: destra, sinistra, sopra, sotto, centro, periferia. Mi è capitato proprio oggi (grazie Francesco) e mi capita da alcuni anni, da quando ho iniziato ad occuparmi di Roma e dei problemi dei romani. Poi ovviamente c’è anche chi mi calunnia, ma su quello ci ho fatto il callo. L’apprezzamento del lavoro di qualità è la ragione del rapido successo di ANES che, nel giro di due mesi è diventato uno dei principali sindacati per l’attuazione dell’art. 47 della Costituzione: il diritto alla casa.

Per quanto riguarda De Magistris, la mia posizione nei confronti dei magistrati che fanno politica è chiaramente espressa nel programma scritto nel 2013 con i Viaggiatori di Gustavo Piga.

#01 Indipendenza e separazione tra potere politico e giurisdizionale 

Ferma la libertà di realizzazione personale, riteniamo necessario introdurre una incompatibilità temporanea per un periodo di 2 anni dalla cessazione dall’attività giudiziaria, senza possibilità di collocamento in aspettativa, data la particolarità della funzione giurisdizionale rispetto ad un diverso incarico nella P.A.

E già perché, dopo Antonio Di Pietro o il tentativo fallito di Antonio Ingroia, non si può pensare di fare politica grazie al credito acquisito nel ruolo di magistrato. La magistratura è una cosa seria e va onorata fino in fondo. Come la politica. Ecco perché è vero “ccà nisciuno è fesso!”, ma in politica e nella vita di uno ti devi fidare e se hai dubbi basta chiedere.

CAPACI, CAPACI DI TUTTO TRANNE DI CAMBIARE.

Questa mattina avrei voluto soltanto riportare la mia memoria indietro di 25 anni quando, attraversando un tronco stradale nella Sicilia orientale , con i compagni delle scuole, arrivò via radio la notizia dell’esplosione di Capaci e della morte di Giovanni Falcone.

Neppure tornato a Roma e gustando una parmigiana di melanzane, premio per il rientro in casa da parte della mia mamma, riuscii a comprendere cosa fosse avvenuto a Capaci. L’unica cosa che mi è rimasta impressa nel cuore e nella mente sono le parole straziate dal dolore di Rosaria Costa, vedova dell’agente Vito Schifani. “Sappiate che anche per voi c’è possibilità di perdono. Io vi perdono però vi dovete mettere in ginocchio, se avete il coraggio di cambiare … ma loro non cambiano“.

Neppure oggi penso di aver ben compreso quel tragico evento che, per molti, ha segnato la storia politica e giudiziaria del nostro paese. Non credo che Rosaria Schifani, distrutta nei suoi progetti più cari, avesse in mente le parole di Giovanni Falcone:  Continua a leggere

SEMPRE SUL “PRO LIFE PRIDE”

Il mio breve articolo di ieri sulla marcia per la vita ha sollevato qualche polemica su Facebook. Polemica peraltro anticipata, anche se alcuni commenti non hanno colto lo spunto di riflessione dettato dalla frequentazione da un lustro dei cattolici in politica.

Dopo il pranzo domenicale, a stomaco pieno e sorseggiando un caffé, il ragionamento sicuramente sarà più chiaro partendo da un dato di fatto. Cosa ha prodotto la marcia per la vita di positivo negli ultimi anni nel nostro paese, al di là della giusta rivendicazione del primato della vita? Nulla, a quanto pare. A differenza della marcia per l’orgoglio omosessuale (il gay pride), la sfilata colorata del mondo pro life non ha impedito le unioni civili, con l’unica resistenza della stepchild adoption (fatta entrare tuttavia dalla finestra delle corti di giustizia), né ha evitato le norme sul fine vita che legittimano le fughe in Svizzera di Cappato. Ormai riceverà una cittadinanza onoraria, oltre che una targa commemorativa nelle cliniche mortifere che alimenta. Eppure di queste cliniche ce ne sono anche nelle periferie romane, basta fare un’opera di misericordia una domenica pomeriggio in una casa di riposo per anziani.

Insomma, la presenza dei gruppi, dei singoli politici, dei movimenti alla marcia per la vita, con tanto di selfies sorridenti e foto commemorative, in questi anni ha ratificato l’irrilevanza politica della cultura d’ispirazione cattolica che pone al centro di ogni decisione la persona. Una cultura che erroneamente viene assegnata esclusivamente al mondo cattolico, ma che ha permeato l’intero novecento, sono i nostri valori costituzionali.

E’ stato sufficiente il gay pride per favorire invece una diversa cultura: quella dell’utilitarismo, dell’identità fluida, quella dello scarto? Niente affatto. La questione è molto più complessa e non può essere affrontatata, così, in un articoletto scritto di corsa sorseggiando un caffé. Di certo è che, anche senza i panni frivoli del pride, il pensiero unico contrario ai valori della tradizione culturale dei nostri padri costituenti, si è avvalso di una nuova classe dirigente che, passando anche per il management pubblico e privato, siede nei banchi del governo (penso, ai tanti Scalfarotto, Del Giudice, Madia, etc.).

I cattolici hanno bisogno di questa classe dirigente che non si costruisce in un convegno o in un ciclo di seminari, per quanto altamente qualificati. Si crea nelle istituzioni dove si prendono decisioni per la collettività. Ma, anche questa volta, a parte le velleità di alcuni, le amministrative passeranno senza alcun tentativo degno di nota.

I cattolici non possono più delegare l’impegno politico, come ai tempi della diaspora in cui un cardinale teneva le fila dei deputati per impedire norme contrarie alla dottrina sociale. Oggi l’impegno deve essere diverso e non basta, e non serve una marcia per la vita, alla quale partecipano ipocritamente piccoli leader autoreferenziali che stanno mettendo in mano il governo del paese all’incompetenza del Movimento 5 Stelle o, comunque,  finiranno per lasciarlo nelle solide grinfie delle lobbies internazionali che gestiscono il potere nei partiti tradizionali.

Spero di aver un pò chiarito l’ipocrisia e l’irrilevanza della marcia per la vita. Poi certo, ogni vita che un CAV salva è un miracolo unico. Ma non è questo il tema.

Concludo ricordando che il programma che prevedeva il corso di formazione politica durante le elezioni amministrative non si è più tenuto per i problemi di salute del sottoscritto. Me ne scuso con gli iscritti e non escludo che un paio di sessioni possano comunque tenersi nelle prossime settimane. Se ci sarà adesione, ovviamente.