AMOROMA? PENSIAMOCI DAVVERO …

Da bambino, dopo essermi trasferito nella Capitale, ho imparato a giocare con i palindromi ed a scrivere la parola “amoRoma”. In realtà ho iniziato ad amarla molto più tardi, quando da giovane universitario provavo a migliorare un pò la vivibilità del mio quartiere. Ho infine capito che è amore-odio solo da adulto, dopo aver iniziato a frequentare la politica e l’amministrazione, sempre cercando di essere propositivo su piccole e grandi questioni che riguardavano la città. Anche oggi torno dal Dipartimento all’Urbanistica con questo sentimento …

In questi giorni, prossimi al San Valentino dove non mancheranno battute del tipo “una polizza è per sempre!“, vorrei invitare a riflettere su quanto amore si prova davvero per la città. Non mi riferisco a quell’amore possessivo che porta a trasformare il soggetto destinatario del sentimento in un oggetto da conquistare. Roma è viva perché è fatta di milioni di romani. Quindi non può essere un oggetto da usare a propria piacimento. Roma è viva perché fatta da centinaia di migliaia di famiglie che combattono ogni giorno con inefficienze e disservizi. Roma è viva ma agonizzante perché ha un bilancio divenuto insostenibile ed ha perso la speranza in un futuro migliore. Dalle Olimpiadi a Tor di Valle, ogni iniziativa rischia di essere strumentale ad interessi privati perché ormai tutti, romani compresi, hanno perso il senso di appartenenza ad una comunità.

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UNA POLIZZA PER ROMA

Ieri sera ero con un gruppo di illustri amici a ragionare nuovamente di politica e non ho avuto il tempo di concentrare le mie attenzioni sulle notizie di stampa relative all’interrogatorio di Virginia Raggi. Così apprendo solo questa mattina della esistenza di una polizza vita in suo favore sottoscritta da Salvatore Romeo, suo primo collaboratore fino all’arresto di Raffaele Marra. In un movimento in cui il leader si fa chiamare garante il fatto che vi siano polizze e garanzie non mi stupisce. 

Tuttavia non penso sia corretto esprimermi sulle vicende su cui sta indagando la magistratura e fino a quel momento ritengo che Virginia Raggi sia innocente, ma soprattutto vittima ingenua di un nuovo sistema di potere che ha l’unico obiettivo di raggiungere il controllo politico seguendo la logica de “il fine giustifica i mezzi”. 

Chi ha avuto modo di frequentare in questi anni l’Assemblea Capitolina sa molto bene che la prima cittadina, per quanto si presentasse volitiva e determinata, non era a capo del movimento capitolino che, anche Roma, si caratterizzava per avere vertici non eletti (come Grillo e Casaleggio). Il racconto di tanti fuoriusciti dall’ambiente pentastellato indica alcuni nomi che non si sono ancora mai letti sui giornali.

Ciò che più preoccupa non è tanto la polizza di Romeo per la sua sindaca, quanto che, ancora una volta e dopo gli scontrini di Marino, l’opinione pubblica sia costretta a concentrarsi sulle vicende personali di una classe politica inadeguata anzichè sulle soluzioni di una grave crisi morale, istituzionale e amministrativa in cui versa la capitale d’Italia dai tempi di Francesco Rutelli.

La buona volontà di alcuni nuovi amministratori non ha certamente risolto i gravissimi problemi emergenziali della città che Matteo Renzi ha scelto nel novembre 2015 come cartina di tornasole per mostrare l’incapacità grillina di governare e contrastare la scesa di Beppe Grillo a Palazzo Chigi nel 2018.

In tutto questo rincorrersi di gossip su messaggi whatzup a chi interessa davvero la sorte di Roma?

Mi sta venendo in mente che forse ai romani che amano la propria città non resta altro che stipulare una polizza a beneficio di Roma in questo doloroso calvario. Un gesto d’amore per la propria città, consapevoli che il modo in cui è ammnistrata sta mettendo a rischio la vivibilità soprattutto dei più deboli. Se dovessimo morire di crepacuore almeno qualcosa tornerà nelle vuote casse comunali.

LA CRISI DEGLI APPALTI PUBBLICI DOPO IL NUOVO CODICE

I dati pubblicati dall’Autorità Nazionale Anticorruzione sulla mercato degli appalti nel periodo maggio-agosto 2016 sono estremamente allarmanti. Nell’aprile 2016 è stato approvato il nuovo Codice dei contratti con il decreto legislativo n. 50 che ha atteso diversi mesi prima di essere attuato dalle linee guida della stessa autorità guidata da Raffaele Cantone.

La scarsa chiarezza del testo del codice, denunciata Consiglio di Stato nel suo parere al decreto, e l’assenza delle disposizioni di attuazione hanno determinato lo stallo di un mercato nel quale, occorre ricordarlo, se ci sono amministrazioni che spendono per erogare servizi, ci sono anche imprese che lavorano per pagare stipendi.

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DALLA CONSULTA VERSO LA DITTATURA DEL PENSIERO UNICO

“Verso la dittatura del pensiero unico”: questa la prima reazione che mi ha suscitato la lettura della notizia sulla decisione della Corte Costituzionale in merito alla legittimità della legge elettorale.

Il destino del governo degli italiani è stato affidato a 13 signori attempati che non hanno mai vissuto sulla propria pelle una sfida elettorale e che con atteggiamento tipico di don Abbondio hanno operato un minimo ritocco su una legge che, per le sue scelte di fondo, mostrava le medesime illegittimità del Porcellum.

La possibilità che cento deputati siano scelti dalle segreterie di partito resta scolpita nella riforma sulla quale la Consulta ha avuto timore di intervenire, limitandosi a garantire un principio di sorteggio per coloro che saranno eletti su più collegi e che quindi non potranno scegliere quale favorire tra i candidati giunti secondi nella lista di appartenenza.

Poca roba se si considera che il premio di maggioranza, che tanti dubbi e perplessità aveva suscitato, rimane intatto garantendo ad una lista  di governare l’intera nazione senza essere maggioranza nel paese.

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TRA CONVENTION ED ASSEMBLEE DOVE VANNO I CATTOLICI

Coloro che hanno seguito il mio impegno politico sanno che, dopo il sostegno elettorale agli amici candidati del Popolo della Famiglia alle amministrative 2016, ho deciso di interrompere quell’esperienza perché non ne condivido il metodo. Nelle scorse settimane molti amici mi hanno onorato di contattarmi per coinvolgermi in iniziative e valutare di riprendere un attivismo che metta al centro la dottrina sociale cattolica.

Le elezioni non sono alle porte e quindi non è necessario accelerare i tempi per maturare decisioni o scelte di un aspirante che – in assenza delle necessarie condizioni – non ha avuto l’ordine del dottore di fare politica. Molti, invece, vanno in giro con i certificati falsi.

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IL DISCORSO DI DONALD A CHI FA PAURA?

​Ho appena finito di vedere il discorso Donald Trump. Non trovo colpa in lui, nonostante molti vip non abbiano voluto partecipare alla  cerimonia per il suo giuramento del 45° Presidente degli Stati Uniti d’America.

January 20th, 2017 will be remembered as the day the people became the rulers of this nation again. Qualsiasi elettore vorrebbe sentirlo dire, e troppo spesso, l’ha inutilmente sentito dai propri governanti.

We are one nation and their pain is our pain. Their dreams are our dreams. And their success will be our success. We share one heart, one home, and one glorious destiny. È il senso di appartenenza, da noi purtroppo smarrito, a legare da sempre negli obiettivi economici e politici gli Americani. Anche noi dovremmo ricostruirlo.

From this day forward, a new vision will govern our land. From this day forward, it’s going to be only America first, America first. Non ha detto “America only”, ma una giusta preferenza che ogni governante dovrebbe dare al popolo che rappresenta.

There should be no fear. We are protected and we will always be protected. We will be protected by the great men and women of our military and law enforcement. And most importantly, we will be protected by God. Parole molto simili pronunciate da Papa Francesco alla giornata mondiale della gioventù a Rio de Janeiro: andate senza paura per servire!

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PERFORMANCE PA: BASTERA’ L’ELENCO?

E’ sotto gli occhi di tutti che la parola “performance”è ancora in larga parte sconosciuta  nella pubblica amministrazione. Nonostante il Decreto Legislativo n. 150 del 2009 (la riforma Brunetta sull’ottimizzazione del lavoro dei dipendenti pubblici), sono pochissime le amministrazioni in grado di gestire un piano della performance efficace, con obiettivi credibili ed indicatori misurabili, al fine di distribuire premialità a dirigenti e dipendenti. La causa di questo ritardo decennale, rispetto ad una normativa che fornisce precise indicazioni organizzative e funzionali e che è stata rivitalizzata dall’introduzione del Piano Triennale di Prevenzione della Corruzione e della Trasparenza con cui deve essere coordinato il Piano della Performance, è anche legata alla governance del sistema.

La Civit (poi divenuta Autorità Anticorruzione) non è mai stata realmente in grado di supportare la PA nell’innovazione verso una maggiore efficienza. Allo stesso tempo, se i piani e le relazioni annuali sono divenuti meri adempimenti burocratici, sono stati istituiti Organismi indipendenti di Valutazione privi delle necessarie competenze. Molto spesso, sono stati occasione di distribuzione di incarichi a persone vicine agli organi di indirizzo politico.

Oggi il ciclo della Performance è regolato dal Dipartimento della Funzione Pubblica (non più dall’ANAC ex Civit).

Con un decreto firmato dalla ministra Marianna Madia il 2 dicembre 2016 e diventato efficace il 10 gennaio 2017, sono stati definiti i criteri per l’iscrizione all’Elenco nazionale dei componenti degli organismi indipendenti di valutazione (OIV) che presidiano la performance delle pubbliche amministrazioni.

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COSTI DI SICUREZZA NEGLI APPALTI: IL REGIME TRANSITORIO

Con una interessante pronuncia il Consiglio di Stato è intervenuto sulla delicata questione dei costi di sicurezza a carico dell’affidatario e della loro rilevanza per giustificare la congruità dell’offerta anormalmente bassa. Il passaggio dal Codice del 2006 al Decreto Legislativo n. 50/2016 ha imposto alcune precisazioni. Continua a leggere

CODICE DEONTOLOGICO DIPENDENTI CAPITOLINI: IL REGALO PIU’ GRANDE …

La settimana appena trascorsa ha presentato una polemica sul codice di comportamento dei dipendenti capitolini adottato dalla giunta Raggi con la delibera n. 141 del 30 dicembre 2016. Un regolamento che ha sostituito quello precedentemente adottato nel 2013 e che attua la più generale disciplina del D.P.R. n. 62/2013 per tutti i dipendenti pubblici.

Le agenzie hanno evidenziato alcuni elementi considerati innovativi: l’anonimato per i dipendenti che denunciano eventuali illeciti, la responsabilità dei dirigenti nel vigilare sulle misure anticorruzione e la previsione di un limite di 100 euro per i regali ricevuti dai dipendenti.

A ben vedere, non siamo dinanzi ad alcuna novità. Sì, è vero che il codice generale prevede un limite di 150 euro anziché 100, ma non credo che 50 euro di differenza siano significativi per costruire la cultura dell’integrità in un’amministrazione in cui 28 mila dipendenti hanno ormai perso l’armatura per combattere la corruzione, parola che non indica solo il reato degli artt. 318 e 319 del codice penale, ma soprattutto lo sviamento del corretto esercizio del potere pubblico.

Dopo anni trascorsi in giro per il Paese per raccontare le misure previste dai Piani Nazionali Anticorruzione varati dall’ANAC di Raffaele Cantone, mi sono sempre più convinto che questa armatura ha natura immateriale. Non è una procedura per segnalare gli illeciti, né la rotazione di migliaia di persone (oneste o disoneste).

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EDILIZIA SOCIALE: I VINCOLI DEL PREZZO MASSIMO DI CESSIONE

Dalla fine del 2015 ogni giorno decine di persone affollano gli uffici del Dipartimento all’Urbanistica del Comune di Roma per avere informazioni o sollecitare le pratiche relative alla rimozione del vincolo del prezzo massimo di cessione degli alloggi di loro proprietà. Sono decine di migliaia invece i proprietari che non hanno ancora piena consapevolezza di quanto avvenuto tra il 2015 e il 2016 in conseguenza della giurisprudenza che ha chiuso un lungo contenzioso su queste delicate questioni urbanistiche e dei successivi provvedimenti adottati dall’amministrazione capitolina.

Proviamo a fare un po’ di chiarezza.

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